giovaninreteCi sono storie che hanno dell’incredibile. Sono le storie di chi ce l’ha fatta nonostante tutto. Non era un giorno qualunque quello in cui Bebe, Julio, Alex e Fabio si sono svegliati e improvvisamente il mondo è cambiato davanti ai loro occhi.

È tutta racchiusa nell’urlo di Bebe Vio, alle recenti Paralimpiadi di Rio, la gioia di chi non ha mai mollato e che ora si gode il momento della vittoria. Su quella pedana è come se il nastro della sua vita si fosse riavvolto mettendo in pausa il 2008 e quei 104 lunghissimi giorni di ospedale: quella mattina quando le fu diagnosticata la meningite non sapeva come parare il colpo. Proprio lei che oggi è campionessa olimpica e mondiale di fioretto individuale paralimpico in carica. “Uno Spritz in mano e la medaglia al collo, così ho festeggiato, certo” ha detto entusiasta dopo il favoloso traguardo raggiunto. Eccola qui Bebe, minuta, ironica e coraggiosa quanto una leonessa.

Bebe ha vinto l’oro nello stesso giorno in cui uno che di nome fa Alex e cognome Zanardi, a 49 anni, vinceva il suo terzo oro paralimpico. Coincidenze? A noi piace pensare che non solo tutto possa succedere ma anche cambiare. Per Alex la strada è la sua casa: inizia a tredici anni sui kart, poi Formula 3 e 3000 fino all’approdo in Formula 1. Nel 2001, quel 15 settembre di quindici anni fa (oggi data dorata, altra coincidenza), in Germania un colpo d’acceleratore lo fa mettere di traverso in mezzo alla pista: da allora la sua vita sarà tutta in salita. Alex non ha mai perso la voglia di combattere e quell’ironia che lo rende unico: “Nelle gare individuali io dico sempre che sono come il vino rosso: più sta lì e più migliora. Se gli altri andranno più forti di me bisognerà davvero fargli i complimenti, perché io andrò molto forte”. Sempre che gli altri ci riescano. Appunto.

La vita è così: prendere o lasciare. Lo sa bene Fabio Pisacane che ha realizzato il suo sogno più grande, quello di esordire in Serie A, con la maglia del Cagliari. A soli 14 anni era una promessa del calcio già nelle mani del Genoa, ma l’indomani non arriverà mai allo stadio: la sindrome di Guillain-Barrè gli impedisce il normale movimento degli arti. Fabio, il Guerriero, non molla e vince la sua partita più grande tornando prima sui campi di Serie B e C, poi in A. “Sono quattro mesi che penso a questo giorno, non ho mollato un secondo e ho affrontato ogni problema che si è posto davanti a me”, dirà dopo il debutto, prima di scoppiare in un pianto liberatorio. Storie dal destino comune: quello di chi si rimbocca le maniche e non molla mai. Era la notte del 22 dicembre 2005 quando l’auto su cui viaggia Julio Valentìn Gonzalez si schianta contro un Tir sull’A4, direzione casa, e l’attaccante perde un braccio. Ventiquattro anni, attaccante del Vicenza e nel futuro la Roma con la quale aveva già un precontratto: carriera spezzata. Poi in ospedale si presenta Alex Zanardi che lo convince a tornare sul campo: “Segui il cuore, non gli altri”. Chi meglio di lui. Julio non ci pensa un attimo, segue il consiglio. Torna in Paraguay e ricomincia a giocare a pallone (in Italia non aveva ottenuto l’idoneità all’attività agonistica sportiva).Oggi è un uomo nuovo e la passione per il calcio non l’ha mai abbandonata: adesso è il coordinatore di un Inter Campus in Paraguay.

Storie di vita e di sport. Racconti di chi non ha mai mollato e ha sempre inseguito il suo obiettivo superando ogni difficoltà. E alla fine ce l’ha fatta.

Fonti foto: @VioBebe/asaps/Sky Sport/nutrilabor

Paola Della Corte (@PaolaDellaCorte)

Annunci