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Fonte foto: @OfficialASRoma

Nella notte di Reggio Emilia, a trionfare e tingere la Primavera con il tricolore è stata la Roma, campionessa per l’ottava volta. Una sfida che ha visto mister Alberto De Rossi, campione per la terza volta, superare la Juventus di Fabio Grosso. Per i bianconeri un altro titolo sfiorato – la Coppa Italia contro l’Inter brucia ancora –  e per la Roma? Cosa resterà di questa cavalcata? In casa Roma c’è una particolare attenzione al settore giovanile, che finisce spesso per portare giocatori direttamente in prima squadra – vedi Totti e De Rossi – oppure farsi le ossa per approdare in giallorosso.

Di questa Roma, senza dubbio, ha stupito la coesione del gruppo, unita alle abilità da timoniere di De Rossi, saldo alla panchina della Primavera perchè, come ha già ribadito, non si riconosce nelle dinamiche del calcio moderno. In questa stagione, al di là dell’altalena tra Garcia e Spalletti, la Primavera ha spesso fornito soluzioni ai “grandi”: Edoardo Soleri ha esordito in Champions League, Umar Sadiq ha lasciato il segno in Serie A con due gol in sei partite, e solo la sfortuna ha frenato Abdullahi Nura, esterno nigeriano che ha stimolato le fantasie di mercato del Barcelona. I tre giocatori appena citati, in ogni caso, non sono gli unici: ecco gli ingredienti che hanno reso speciale la cavalcata giallorossa di questa stagione.

PORTIERI – L’alternanza tra Ionut Pop e Lorenzo Crisanto ha dato continuità alla difesa della Roma, assicurando prestazioni di buon livello e soprattutto fornendo buone speranze per un reparto storicamente critico per la società. Crisanto è cresciuto a Roma, mentre Pop, rumeno classe ’97 di Oradea, ha alternato la propria carriera tra il club giallorosso ed il Bihor. Per Crisanto, poi, c’è un piacevole “bis”: lo scudetto degli Allievi dello scorso anno lo ha visto protagonista tra i pali.

DIFENSORI – Sfortuna di Nura a parte, la Roma, soprattutto nelle ultime fasi delle Final Eight, ha sfoderato una difesa dinamica sul campo: le fasi difensive sono state gestite in maniera egregia dal capitano Elio Capradossi, osservato speciale del vivaio, mentre le fasce si sono rivelate risolutive in fase offensiva: il croato Silvio Anocic, arrivato nell’agosto 2014 dall‘Osijek, merita una menzione speciale. Il vice-capitano della Croazia Under 16, arrivato a Roma nel 2014 insieme a Salih Uçan in una operazione attorno al milione di euro, sembrava destinato alla prima squadra: Sabatini, per assicurarsi la sua firma, ha bruciato, tra le altre, anche il Manchester United e la stessa Juventus. L’errore sul dischetto non può certo rovinare la stagione di Riccardo Marchizza, difensore centrale e all’occorrenza esterno, spesso e volentieri con la fascia da capitano al braccio. Il ragazzo piace molto a Luciano Spalletti ma anche al Crotone, dove potrebbe andare per assaporare la Serie A.

CENTROCAMPISTI – Come per la Roma “senior”, anche in Primavera è il centrocampo il vero punto di forza: Vasco, D’Urso, Machin spiccano su tutti. I tre rappresentano un ottimo bilanciamento tra doti offensive ed amministrazione del gioco. Il metronomo, in questo caso, è il vicecapitano Lorenzo Vasco, cresciuto nelle giovanili della Roma e scovato in provincia di Latina, a dimostrazione di una rete territoriale efficace: il ’97 è stato uno dei punti fermi della tattica “derossiana”. A supportare le operazioni del mediano ci sono Christian D’UrsoJose Machìn, prelevato dal Malaga: quest’ultimo ha esordito nel novembre 2015 con la Guinea, ma la sua crescita è seguita in Europa grazie al passaporto spagnolo. Su di lui, al momento, si stanno sviluppando ipotesi di prestito in Serie B. Un paragone? Bertolacci è il giocatore al quale assomiglia di più. Restano da monitorare, in vista della prossima stagione, i profili di Emanuele Spinozzi e del pontino Bordin, che ha già messo in cascina 29 presenze stagionali.

ATTACCANTI – La Roma è solo Umar Sadiq? Assolutamente no. Tra figli d’arte, giovani in arrivo da oltreoceano e talenti coccolati in casa, la batteria offensiva della giovane Roma è da leccarsi i baffi. Si parte da Marco Tumminello, dalla Sicilia (via Trapani e Palermo) con furore: a macchiarne il cammino è lo spiacevole episodio avvenuto in semifinale. E anche qui Spalletti un pensierino ce l’ha già fatto, con 12 gol e 2 assist per un totale di 30 partite stagionali firmate dal classe ’98, valorizzato da Coppitelli, attuale tecnico del Frosinone Primavera: not bad. Uno score poco più alto (14 gol su 30 partite giocate) è firmato da Edoardo Soleri, attaccante lanciato in Champions League da Rudi Garcia, e sul quale già a gennaio si sono sviluppate fantasie di mercato. Il cammino di Soleri, è particolarmente avvincente: Roberto Muzzi, nel 2013, lo ha visionato quando militava in una squadra dilettante, a centrocampo. Con il cambio di ruolo, è cambiata anche la carriera di Edoardo, calcisticamente nato tra il Brasile e Buenos Aires. A coronare il reparto d’attacco è il figlio di Angelo Di Livio, il classe 1997 Lorenzo. Crescere con un cognome così altisonante non è facile per nessuno, ma il ragazzo, alla Roma dai 7 anni d’età, con 33 presenze e 20 minuti in Serie A messi “in cassaforte” ha dimostrato le proprie doti di instancabile trequartista, ruolo in cui si è consacrato.

È tra questi talenti che si cela il prossimo gioiellino del calciomercato? Ah, saperlo…

@Matteo_Munno

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