Fonte: Sassuolocalcio.it
Fonte: Sassuolocalcio.it

Un incredibile sesto posto in campionato e la sconfitta del Milan nella finale di Coppa Italia regalano al Sassuolo di Eusebio Di Francesco una storica qualificazione ai preliminari di Europa League, puntando tutto sugli italiani (o quasi).

E’ il 14 maggio, Politano e Pellegrini affondano l’Inter. Il Sassuolo è lì, ad un passo dalla storia, l’Europa è dietro l’angolo. I ragazzi di Di Francesco il loro l’hanno fatto, ora occhi e orecchie all’Olimpico, il futuro dei neroverdi passa per la finale di Coppa Italia tra Milan e Juve. Maxi-schermo in città, perché l’occasione è di quelle importanti. Il Milan convince e ci crede portando la partita fino ai supplementari, poi entra Morata e tanti saluti. Ennesimo trofeo alzato al cielo dalla Juve e Sassuolo in Europa League.

La favola Sassuolo inizia nel 2002, quando il club, allora in C2, fu acquistato dall’imprenditore bergamasco Giorgio Squinzi, fondatore e proprietario della Mapei (azienda leader nella produzione di materiali edili) e grande appassionato di calcio. Nel 2006 arriva la promozione in C1, già sfiorata l’anno prima, mentre nel 2008 gli emiliani agguantano la promozione in Serie B con Massimiliano Allegri in panchina. Già, proprio quel Max Allegri che ha di fatto consegnato nelle mani del suo ex club la possibilità di giocarsi una chance in Europa. Insomma, quando ci si mette, il destino è proprio bizzarro. La permanenza del Sassuolo in serie cadetta dura giusto 5 anni, poichè nel 2013, sotto la guida dell’attuale tecnico Di Francesco, i neroverdi ottengono la storica promozione in Serie A. La prima stagione nella massima serie si chiude con un sofferto 17° posto e alcune pesanti sconfitte che bruciano ancora nei ricordi dei tifosi sassolesi (una su tutte lo 0-7 incassato in casa dall’Inter, piuttosto che l’1-4 ad opera del Livorno, match nel quale Simone Zaza realizzò il primo gol dei neroverdi in Serie A). Ma il Sassuolo non è mai tornato indietro, anzi: la squadra emiliana ha cominciato un lavoro certosino volto a perfezionare quanto di buono si era visto al termine della prima stagione in A e inizia a gettare le basi per spiccare il salto di qualità. Sotto la guida del tandem Squinzi-Di Francesco, riconfermato in panchina nonostante il breve periodo di allontanamento nel gennaio 2014 (al suo posto fu chiamato Malesani, poi esonerato in favore dello stesso Di Francesco), gli emiliani cominciano pian piano a prendere confidenza col palcoscenico della massima serie e chiudono la stagione 2014-2015 con un confortante 12° posto e la salvezza ottenuta con 4 giornate d’anticipo. Il capolavoro del Sassuolo, però, va in scena nella stagione appena conclusa: un incredibile sesto posto e la storica qualificazione all’Europa League, risultati figli di un piccolo grande “segreto”, se così si può definire, cioè la continuità. Sì, perchè la squadra neroverde, nelle mani di Di Francesco, ha dimostrato non solo di giocare a meraviglia col 4-3-3 professato dal tecnico, ma soprattutto di possedere una rosa composta da giocatori talentuosi e, udite udite, quasi tutti italiani.

Ecco che emerge prepotentemente il fattore “Made in Italy“, la scelta saggia e, mai come adesso, rara, di puntare tutto su giocatori italiani, ben 22 sui 25 presenti in rosa, con le sole eccezioni del croato Šime Vrsaljko, del ghanese Alfred Duncan e del francese Grégoire Defrel. La crisi del calcio italiano, si sa, è largamente additata al fatto che i nostri club decidono troppo spesso di puntare su calciatori provenienti dall’estero, relegando di fatto i talenti italiani ad un ruolo da comprimari o, nel peggiore dei casi, ad una gavetta infinita fatta di prestiti e continui cambi di maglia. Non a caso, in vista dei prossimi Europei in Francia, la nazionale italiana è considerata di gran lunga inferiore rispetto a squadre capaci di schierare numerosi fuoriclasse giovani ma già maturi (vedi gli stessi Blues, piuttosto che Germania, Belgio e Inghilterra). Certo, nessuno si aspetta che sia il Sassuolo la “vittima sacrificale” di questo necessario cambio di rotta del nostro calcio, ma la squadra di Squinzi rappresenta sicuramente un esempio virtuoso: i vari Sansone, Politano, Falcinelli, Pellegrini, il capitano Magnanelli, Berardi.. Proprio quest’ultimo rappresenta un po’ la filosofia della società, cioè quella di scoprire nuovi talenti rigorosamente italiani e valorizzarli il più possibile: “Fu adocchiato da un nostro allenatore durante un torneo di calcetto estivo – rivela Nereo Bonato, ex dirigente del Sassuolo, a Gianlucadimarzio.com – Ricordo ancora quando lo vidi in una delle sue prime partitelle, dopo 15/20 minuti dissi al responsabile del settore giovanile ‘questo viene su in Prima’. Poi quando presentai la lista completa della rosa a Di Francesco segnai il nome di Berardi alla fine ‘poi c’è questo, fanne ciò che vuoi, valuta tu’. Alla prima decise di farlo partire titolare”.

E gli unici 3 stranieri in rosa? Nemmeno a dirlo, sono già finiti nel mirino dei top club italiani e stranieri: Vrsaljko sembra molto vicino al Napoli, che ha offerto al Sassuolo 12 milioni di euro più 3 di bonus e il prestito di Duvan Zapata, ma si vocifera anche di un interesse da parte del Bayern e dell’Atletico Madrid; Duncan, grande rimpianto dell’Inter, squadra nella quale è cresciuto e nella quale ha trovato poco spazio prima dell’approdo in Emilia, è corteggiato dalla Juventus, che potrebbe girare in prestito ai neroverdi Matheus Pereira (talento brasiliano prelevato dal Corinthians sul quale c’è anche l’Empoli) per arrivare al forte centrocampista ghanese; Defrel, invece, sembra essere sulla lista dei desideri del Monaco, che la prossima stagione potrebbe garantire al giocatore la partecipazione alla Champions League in caso di successo nei preliminari.

Mercato oculato e orientato al “Made in Italy”, scelta di giocatori giovani da valorizzare, gestione attenta delle risorse economiche (anche grazie allo stadio di proprietà), gruppo consolidato nel tempo, continuità del modulo adottato in campo, valorizzazione degli allenatori (vedi Di Francesco e, prima di lui, Allegri) e gestione attenta dei prestiti (vedi le numerose operazioni di mercato portate a termine con la Juventus): sono questi, a conti fatti, i comandamenti che hanno fatto del Sassuolo una delle società più invidiabili del nostro panorama calcistico e che, nel giro di 10 anni, l’hanno portato dalla C2 all’Europa League.

Ma i neroverdi non sono per nulla sazi e puntano ancora più in alto. Sentite cosa ha dichiarato il presidente Squinzi a Il Tempo qualche giorno fa: «Sono felicissimo, questo risultato ce lo siamo meritato sul campo, conquistando il sesto posto. Ho già detto a Di Francesco che la prossima stagione deve arrivare a settanta punti, sperando bastino per entrare in Champions League. Altrimenti sarà costretto a raggiungere la qualificazione alla massima competizione continentale vincendo l’Europa League (ride, ndr). Ora ci godiamo questo momento, ma già dai prossimi giorni torneremo a lavorare come sappiamo perché c’è tantissimo da fare. Dovremo potenziare la squadra con qualche acquisto di livello, anticipare la preparazione e studiare un piano che ci permetta di gestire al meglio la prossima stagione». Perché la favola Sassuolo, è appena iniziata.

Gabriele Ingrao

 

 

 

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