Foto: @juventusfc
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Con la vittoria della Juventus, anche un’altra edizione della Viareggio Cup è passata agli annali: la vittoria di Fabio Grosso, contro il Palermo di mister Bosi ed il prodigioso La Gumina, ha visto salire agli onori delle cronache Alessio Di Massimo, dalla Serie D al Campionato Primavera. Ma è davvero Viareggio tutto quel che è calcio giovanile?

La competizione, già nelle ultime edizioni, è stata avvolta da numerose polemiche, mosse da club assenti in questa edizione: tra queste spiccano Roma e Lazio, assenti per motivi che si dividono tra i numerosi impegni ed altre motivazioni logistiche. Andando a guardare da vicino il rendimento di alcune società, inoltre, sembra evidente un ribaltamento di fronte.

ll Viareggio, da sempre, è vetrina di talenti per il calcio italiano ed europeo: Ciro Immobile, Mattia Perin, Mario Balotelli e tanti altri talenti hanno calcato i campi della competizione, e la tradizione, di certo, non si fermerà davanti ad alcune polemiche (e non è questa la sede per determinarne la concretezza o assumere la difesa delle parti).

Tante le big assenti all’appuntamento di questa edizione: assenti che riversano tutte le proprie forze sulla Youth League, vetrina importante che, sotto l’egida della UEFA, valorizza il movimento giovanile di numerose realtà, le quali sono legate a doppio filo con le prestazioni delle “grandi”: non a casa, numerosi volti della Youth fanno la spola con la squadra “senior”.

Dopo le scorribande azzurre, in Italia è scattato il toto-colpe: il movimento è lento, ci sono pochi giovani, pochi club di livello. In realtà il Viareggio è stata vetrina per quelle realtà che, a torto, vengono etichettate come provinciali: il Sassuolo, ad esempio, ha schierato anche un ragazzo (Adjapong, ’98) che ha calcato il campo della Serie A. La Virtus Entella, inoltre, ha messo in mostra un progetto che è legato al futuro, con una cura minuziosa sulla squadra che sarà. Altra Cenerentola è lo Spezia, che senza il “calciomercato” si sarebbe presentata con Nura e Sadiq, gioielli contesi dalle big europee.

L’occasione della kermesse, dunque, è ben lontana dalle luci che può dare una Youth League, vetrina di altro spessore, ma non è lontana da essa per il livello offerto: sono semplicemente due tipi di palcoscenici differenti. Considerando che la Primavera è l’ultima fase preparatoria a certi tipi di salti di carriera, allora ben vengano i Viareggio, e ben vengano le fiabe sportive che vedono sbocciare talenti da località che, nella mappa del calcio “che conta”, per adesso sono erroneamente a margine. Erroneamente, certo: ricordiamo che per dare frutti di “Serie A”, le radici devono essere forti e devono averne affrontate di tutti i colori… I colori delle bandiere che svettano al Viareggio.

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